Diritti e opportunità, la sfida dal collocamento al Progetto di vita
di Domenico Sabia
Coordinatore gruppo "Inclusione lavorativa" dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità
Il nuovo Piano d'azione dell'Osservatorio nazionale punta a rafforzare il diritto al lavoro delle persone con disabilità attraverso strumenti personalizzati.
L'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità ha sviluppato cinque tematiche relative ad altrettanti settori che costituiscono aspetti fondamentali della vita delle persone con disabilità.
Accessibilità, salute e benessere, inclusione lavorativa, inclusione scolastica e progetto di vita hanno costituito le tematiche su cui si è sviluppata l'attività di studio, di analisi ed elaborazione di altrettanti gruppi di lavoro.
Ministeri competenti, regioni, enti locali, enti del terzo settore, federazioni rappresentative delle persone con disabilità, associazioni sindacali si sono confrontati su questi temi, elaborando linee di indirizzo che si sono tradotte in linee di intervento che hanno dato vita al Piano di azione triennale che ha concluso il suo iter di approvazione, diventando uno strumento conoscitivo per le iniziative future di Parlamento, Governo, Ministeri, enti pubblici in genere.
La terza linea di intervento del Piano ha trattato le problematiche dell'inclusione lavorativa, attraverso l'elaborazione di dieci linee di azione:
1. la riforma del collocamento mirato;
2. il rafforzamento dei piani territoriali e la valorizzazione delle imprese sociali e della cooperazione;
3. il rafforzamento delle misure di garanzia del rapporto tra inclusione scolastica ed inclusione lavorativa;
4. la tutela dei diritti del lavoratore con disabilità e della sua persona;
5. gli accomodamenti ragionevoli;
6. la sicurezza nei luoghi di lavoro;
7. lo sviluppo dell'autoimprenditorialità e del lavoro autonomo;
8. la riforma del sistema previdenziale dei lavoratori con disabilità;
9. lo sviluppo di una cultura del lavoro delle persone con disabilità;
10. il potenziamento del welfare aziendale.
Per le persone con disabilità il lavoro ha rappresentato la prima forma di tutela richiesta allo Stato: è nel 1968, con la legge n. 482, che viene introdotta nell'Ordinamento una normativa che mira a rafforzare l'inserimento nel mondo del lavoro, tutelando la fase di accesso al mercato attraverso la previsione delle quote di riserva per le categorie protette in una condizione di disoccupazione e prive di un reddito di sostegno.
Nasce il "collocamento obbligatorio" e ciò prima della introduzione nel sistema normativo di una disciplina di provvidenze economiche assistenziali, avvenuta con la legge n. 118/1971, sostitutive o integrative di un reddito pari a zero o comunque insufficiente a garantire una esistenza libera e dignitosa.
Tutela privilegeda limitata alla fase costitutiva del rapporto di lavoro, mantenendo per i lavoratori con disabilità lo stesso sistema di disciplina e tutela previsto per tutti gli altri lavoratori.
L'attenzione alla persona lavoratore con disabilità e alle sue capacità hanno spostato l'attenzione dalle limitazioni alle potenzialità e alla considerazione della necessità di individuare la collocazione più idonea a svilupparle.
Con la legge n. 68/1999 è stato introdotto il sistema del "collocamento mirato" con l'elaborazione del principio della "persona giusta al posto giusto".
La legge n. 68/1999 definisce il collocamento mirato come l'insieme dei servizi che favoriscono l'inserimento e l'integrazione lavorativa delle persone con disabilità.
La tutela della persona lavoratore con disabilità ha trovato una sua piena tutela con il recepimento in Italia della Convenzione ONU.
Si tratta di una serie di interventi compositi che hanno trovato spazio nella terza linea di inclusione lavorativa del Piano che ha sviluppato questi concetti fornendo al legislatore ipotesi di intervento concrete di tutela immediata e diretta.
Con la riforma della disabilità di cui al d.lgs. n. 62/2024, il diritto al lavoro è diventato parte integrante del progetto di vita, liberamente scelto dalla persona con disabilità.
Si tratta di un percorso personalizzato, costruito con la persona e la sua famiglia, che tiene conto dei desideri, delle inclinazioni, delle potenzialità e dei bisogni specifici. Un piano che comprende istruzione, lavoro, abitare, socialità, salute e tempo libero.
Presupposto per la predisposizione del progetto di vita e dell'inclusione lavorativa della persona con disabilità è l'esame del suo profilo funzionale attraverso una valutazione bio-psico-sociale che tenga conto della sua condizione di salute, del vissuto di tale condizione e dei contesti sociali in cui vive e si sviluppa la sua personalità.
L'Ordinamento del nostro Paese ha potenziato uno strumento capace di adeguare l'organizzazione del lavoro alle esigenze della persona con disabilità, consentendole di poter esercitare al meglio le sue potenzialità e capacità lavorative.
Si tratta dell'istituto dell'accomodamento ragionevole che consente di realizzare una saldatura tra capacità lavorativa e organizzazione produttiva.
Ciò innanzitutto attuando interventi miranti a garantire un ambiente di lavoro inclusivo e sicuro.
In tal senso, lo smart working e il lavoro part-time possono diventare strumenti capaci di consentire una prestazione lavorativa possibile per il lavoratore e utile per l'organizzazione economica in cui esplica la sua attività.
L'istituto dell'accomodamento ragionevole ha determinato un mutamento culturale nelle relazioni industriali: il potere di organizzazione dell'attività lavorativa non è più solo in capo al datore di lavoro, secondo la concezione codicistica, ma al suo esercizio sono chiamati a concorrere i lavoratori e le lavoratrici con disabilità che, attraverso le loro associazioni di rappresentanza, partecipano alla creazione di regole idonee a strutturare un ambiente di lavoro capace di tutelare la persona dando corpo a quella "funzione sociale" della proprietà e dei mezzi di produzione che trova un solido ancoraggio nella Carta Costituzionale.