Sindrome di Down e vita indipendente. La crescita e autonomia di Clio
Dalla scuola al lavoro, dai viaggi alla gestione della vita quotidiana: la storia di una giovane donna che ha costruito la propria autonomia grazie alle opportunità, al sostegno familiare e alla fiducia nelle sue capacità
Clio nasce il 3 luglio 2006, quando Paola scopre di essere incinta ha 41 anni e decide di non sottoporsi all'amniocentesi: “Qualunque fosse stato il risultato – ricordano i genitori – nulla avrebbe cambiato il nostro desiderio di accoglierla, però sentivo – prosegue la mamma – che sarebbe nata con la sindrome di Down, avevo percezioni difficili da spiegare”. La conferma arriva alla nascita, un dettaglio negli occhi, l'espressione esitante dei medici. Una notte di lacrime condivise da Paola e Valerio, da soli nella stanza d'ospedale: “Ad un certo punto ci siamo detti: perché questa bambina deve vedere i genitori che piangono perché è nata?”. Il giorno dopo Paola indossa il pigiama più bello e Valerio va a comprare i pasticcini per tutto il reparto di pediatria. Un gesto semplice ma potente che apriva alla vita.

Crescere senza barriere
Attorno a loro si stringe immediatamente tutta la famiglia. Fratelli, nonni, parenti arrivano da diverse città per conoscerla. L'affetto diventa il primo sostegno concreto per affrontare paure e incertezze. Determinante è anche l'incontro con un pediatra che dice loro una frase destinata a cambiare prospettiva: “Oggi vedete una piccola bambina e un grande problema. Andando avanti, le cose si invertiranno". “Con il tempo abbiamo capito che era proprio così - affermano Paola e Valerio - da subito ci siamo promessi che non ci saremmo posti limiti, che avremmo lottato per farla vivere nella normalità: che non fosse mai stata definita dalla sindrome”. Clio cresce con i fratelli Costanza, Federico e Lapo, condividendo giochi, litigi, scherzi e complicità. Nessuno la tratta come fragile: “Non l'abbiamo mai superprotetta”. Anche i fratelli diventano parte essenziale di questo percorso. Costanza racconta di aver compreso, solo crescendo, il desiderio di proteggerla. Lapo, il più vicino a lei per età, oggi la celebra persino durante le sue serate da dj, chiedendo al pubblico un applauso per la sorella: “I fratelli sono stati veramente una risorsa incredibile per Clio e lei lo è stata per loro”.
Una vita piena

La vita quotidiana diventa il terreno sul quale costruire autonomia. Clio pratica equitazione, arrampicata, viaggia moltissimo con i genitori tra Italia e Francia, visita musei, affronta esperienze sempre nuove: “Abbiamo cercato – proseguono i genitori – di farle fare tutto quello che voleva fare. All'inizio il percorso non è stato semplice, Clio ha iniziato a parlare più tardi rispetto agli altri bambini, faticava nell'apprendimento e tendeva a chiudersi in sé stessa, l’abbiamo sostenuta e alle medie ha iniziato ad acquisire più sicurezza”. La sua intelligenza emotiva emerge con forza, inizia a cogliere immediatamente gli stati d'animo degli altri, consola chi soffre, stempera i conflitti familiari con una carezza o una frase semplice ma disarmante: “A volte – afferma Paola – quando non so come comportarmi, guardo lei”. Un altro tassello fondamentale arriva con il lavoro: “Essere autonoma – afferma Clio – mi rende orgogliosa di me stessa e mi fa sentire libera. Uno dei giorni più belli della mia vita è stato quando ho iniziato a lavorare in hotel, il più brutto quando sapevo che il progetto stava terminando, era un lavoro e un ambiente che amavo. Oggi ho trovato una nuova strada che comunque mi rende felice, il lavoro mi permette di essere indipendente, muovermi da sola con i mezzi pubblici, mi porta a conoscere nuove persone, a stare in mezzo alla gente”. “Il lavoro – proseguono i genitori – l’ha resa più responsabile: costruisce relazioni autentiche con colleghi e clienti. Prima in hotel oggi al bar, Clio affronta queste esperienze professionali con grande impegno e serietà; è consapevole che il lavoro contribuisce a rafforzare la sua indipendenza”. Clio si muove da sola, incontra gli amici, gestisce una vita sociale ricca e intensa. Un'autonomia conquistata passo dopo passo: “I pregiudizi – affermano Paola e Valerio – partono spesso dai noi genitori che per le paure non favoriscono le giuste opportunità”. Non negano i timori iniziali, Valerio ricorda le notti passate a cercare informazioni su internet, immaginando scenari difficili. Ma ogni volta che tornava accanto alla figlia, il problema lasciava spazio alla persona: “Quando ero lontano vedevo la sindrome, quando ero con lei vedevo semplicemente mia figlia, una bambina. Non aver cercato di proteggerla dal mondo, ma averle dato gli strumenti per attraversarlo permettendole di sbagliare, di crescere, di lavorare, di viaggiare, di scegliere: per lei è stato vitale”. Perché Clio non è la sindrome che porta con sé. È una giovane donna solare, ironica, empatica, capace di riconoscere il dolore negli altri e di restituire speranza con grande naturalezza. Ed è proprio questo il lascito più prezioso della sua storia: ricordare che ogni persona ha bisogno, prima di tutto, di essere vista per ciò che è. Con i propri limiti. Ma soprattutto con le proprie possibilità.
